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Perché ho l’Ansia? 5 domande per conoscerla e utili strategie per domarla.

ansia 5 domande e 5 risposteNegli ultimi anni sono sempre in numero crescente le persone che si rivolgono al proprio medico di fiducia o alle strutture ospedaliere per denunciare problemi di natura psicologica.

I pazienti perlopiù individuano e descrivono sintomi diversi quali condizioni di malessere generale,  agitazione, nervosismo, attacchi di panico, insonnia, episodi di tachicardia che possono essere considerate tutte manifestazioni di un unico e più generale disagio: uno stato d’ansia.

Il motivo per cui talvolta si sente incombete la necessità di un aiuto per gestire l’ansia è perché questa nel tempo e a seconda dell’intensità, modifica la qualità della vita e delle relazioni!

5 domande e 5 risposte per provare a dare un volto all’ansia

e fornire spunti di riflessione per domarla.

  1. Dove nasce l’ansia? L’interruttore dell’ansia nel nostro corpo si trova nel sistema limbico, una parte del nostro cervello deputato alla regolazione delle emozioni. Si ansia 5 domande e 5 rispostetratta si una risposta neurovegetativa causata da uno stimolo ambientale esterno o interno che attiva l’ansia e ne causa i sintomi. Questo è il motivo per cui non basta la sola volontà o il trascorrere del tempo per far passare o migliorare uno stato d’ansia definito bensì un intervento mirato.
  2. Come si manifesta l’ansia?  Può manifestarsi essenzialmente attraverso tre canali: ilansia 5 domande e 5 risposte pensiero (pensieri ripetitivi e ruminanti che rendono difficile alla persona concentrarsi su altre attività o riposare), il corpo (cefalee muscolo-tensive, problemi gastro-intestinali, tachicardia, sudorazione eccessiva ecc.) le emozioni (paura intensa, attacchi di panico, rabbia auto-diretta, ecc.).
  3. Chi ha l’ansia è depresso? NO! Assolutamente è sbagliato avvicinare uno stato d’ansia generalizzato ad un disturbo depressivo. Sinteticamente potremmo dire che la differenza è che in chi sperimenta uno stato d’ansia esiste la capacità di prevedere una soluzione, anche se con difficoltà, mentre i soggetti depressi non vedono vie d’uscita, sono, per così dire, rassegnati.
  4. L’ansia come si cura? Essenzialmente esistono due strade integrate. Il medico di fiducia, sensibile e attento alla cura del suo paziente proporrà a questi innanzitutto unansia 5 domande e 5 risposte percorso psicologico per focalizzare le cause del problema e come fare per affrontarlo al meglio. Qualora non fosse sufficiente è auspicabile che i due professionisti collaborino per affiancare al percorso psicologico un ausilio farmacologico.
  5. Cosa può migliorare uno stato ansioso? è possibile individuare alcuni esercizi, attività che possono essere usati come piccole strategie per alleviare gli stati d’ansia al momento: dalla respirazione controllata, al rilassamento muscolare, dal lavoro sui pensieri, alla gestione dello stato emotivo.

Di seguito alcune proposte sintetiche e semplici da sperimentare.

  • Chiedetevi “Qual è la cosa peggiore che potrebbe accadere?”, e poi “Come potrei affrontare le cose?”. Rispondete a queste domande per iscritto;
  • Prendetevi una pausa da una questione su cui vi state arrovellando la mente in modo eccessivo;
  • Coccolate un bambino o un animale domestico, queste azioni provocheranno il rilascio di ossitocina che ha un effetto calmante;
  • Ottenete un secondo parere da una persona di fiducia. Cercate di ottenere il loro parere reale piuttosto che una rassicurazione;
  • Fate un respiro lento, allungando i tempi di inspirazione ed espirazione. Continuate la respirazione lenta per 3 minuti.

 

Genitori Autoritari: la storia di Carlotta

Ci sono tanti modi per stare in relazione con i propri figli. Gli stili educativi passano attraverso l’affettività, le regole e la comunicazione. Non è semplice mediare tra questi due aspetti. Nella storia di Carlotta emergono dei genitori autoritari. Ecco quali sono i segnali e le conseguenze di questo tipo di relazione.

LA STORIA DI CARLOTTA: rabbia, aggressività, solitudine e insicurezza

Psicologo a Monterotondo Psicologo Roma Nord genitori autoritariCarlotta è un’adolescente di 16 anni che arriva nel mio studio privato a Monterotondo insieme ai genitori e questi ultimi hanno una richiesta: aiutare la figlia a “mettere la testa a posto”, migliorare il suo rendimento scolastico e moderare la sua rabbia e aggressività, fuori e dentro casa.

Durante i vari colloqui nel mio studio a Monterotondo mi accorgo che, così come dicono i genitori, Carlotta è un’adolescente sì arrabbiata ma non solo. E’ anche una ragazza che ha molta paura della solitudine, spesso insicura e alla continua ricerca di conferme da parte del mondo. La paura, l’incertezza e la solitudine sono emozioni e stati d’animo che Carlotta conosce tanto bene che, non sa quando precisamente, ha imparato a domarli attraverso l’aggressività e il disfattismo; dunque la rabbia è diventata per lei un canale per non sentirsi vulnerabile.

Carlotta usa la rabbia per diverse finalità:

  • avvicinarsi alle persone
  • allontanarsi dalle persone
  • difendersi
  • punirsi.

Il lavoro terapeutico con questa paziente va nella direzione di imparare a stare nelle relazioni riappropriandosi delle sue emozioni e viverle in una maniera più funzionale e congruente.

Come mai Carlotta impara ad un certo punto a stare nelle relazioni con gli altri in questo modo? Come mai la rabbia diventa il suo abito per esistere?

GENITORI AUTORITARI

Lo stile genitoriale, in senso lato, è il modo in cui i genitori si prendono cura ed educano i figli. Dai colloqui emerge che il clima familiare in cui è vissuta la ragazza è quello che in letteratura viene definito come un sistema familiare con uno stile genitoriale autoritario. Lo stile genitoriale autoritario è tutto improntato sulle regole, sul potere, sui doveri. La sfera emotiva e affettiva è scarsamente considerata, la comunicazione è unilaterale: il genitore da le regole e il figlio le esegue. Carlotta spesso accenna, ad esempio, a quanto fossero frustranti per lei gli orari di rientro imposti dai genitori; orari che non tenevano conto dei suoi bisogni, orari inflessibili, di cui non si poteva discutere e imposti senza possibilità di replica… ed era proprio quest’ultimo aspetto a farla sentire frustrata e “non vista”.

CONSEGUENZE DELLO STILE AUTORITARIO

La frustrazione, il senso di colpa e la rabbia, che nascono dalla relazione con genitori autoritari, influenzeranno nel tempo il modo di esistere del bambino e talvolta potrà diventare:

  • un adolescente insicuro che non crede nel suo valore perché non l’ha mai sperimentato attraverso il rispecchiamento negli occhi dei suoi genitori;
  • un adolescente arrabbiato e aggressivo che non tollera le regole della società perché la sua unica tendenza adattiva è quella di sentirsi libero di esprimere se stesso.

GENITORI AUTORITARI VS GENITORI AUTOREVOLI

Psicologo a Monterotondo Psicologo Roma Nord genitori autoritariIn letteratura, lungo il continuum degli stili genitoriali, si ritrovano sui due poli opposti quello autoritario, appena descritto, e quello permissivo. Il genitore permissivo è totalmente centrato sull’affetto, ed è completamente assente dal punto di vista del contenimento delle regole. Funge da ago della bilancia lo stile genitoriale autorevole.

I genitori autorevoli sono genitori che danno regole a partire dalle risorse e dai limiti che conoscono del figlio; la comunicazione è bidirezionale per cui è prevista una spiegazione e un confronto circa la norma. Questo stile include l’accettazione dell’altro nella relazione. I genitori autorevoli sanno dire NO e il “no” nella relazione diventa un gesto d’amore di cui ci si può fidare: il sentirsi dire “no” permette al figlio di avvertire il limite senza aver paura che il rapporto venga pregiudicato. La capacità del genitore di “dire no” insegnerà al figlio il coraggio di “dire no” a sua volta a richieste che considera sbagliate, inopportune, scorrette, generando in lui una capacità di auto protezione.

DIVENTARE ADULTI, DIVENTARE GENITORI

Carlotta piano piano dovrà fare i conti con il fatto che i suoi genitori, probabilmente, hanno fatto il meglio che potevano nella loro missione educativa; imparerà a divenire un’adulta che guarda con occhi diversi i suoi cari e ci saranno aspetti del modo in cui l’hanno amata che porterà con sé come un’eredità da custodire altri, invece, che sceglierà di abbandonare e modificare.

Perché genitori non si nasce ma si diventa… con impegno e consapevolezza!

Lucia.

  • Ainsworth, M.D.S., Blehar, M., Waters, E., e Wall, S. (1978), Patterns of attachment: assessed in the Strange Situation and at home, Hillsdale: Erlbaum.
  • Benedetto L., Ingrassia M.(2010), Parenting, Psicologia dei legami genitoriali, Carrocci, Roma.

Ho scritto questo articolo anche per il sito www.psicologiaunclic.it.